Italia – Corea del Sud, 18/06/2002, La PreCronaca

(Articolo pubblicato due giorni prima della partita per il Bareddu – poi divenuto Bareddu Social Forum, quindi Paolo Madeddu Fans Club: potete ancora trovarne le tracce in giro per la rete -, al tempo in cui il sottoscritto si atteggiava da ViceBarman / Garzoneddu. Lo mandai quasi per scherzo alla redazione del giornale “La Sicilia”, che poche ore dopo mi chiese l’autorizzazione per la pubblicazione. Fu il mio primo articolo per un giornale “vero”.)


Il sole brilla alto a Daejeon, il che è già un piccolo miracolo per le otto e trenta della sera.

Dieci minuti prima del via arrivano le formazioni. L’Italia si schiera con: Buffon; Panucci, Nesta, Maldini; Zambrotta, Gattuso, Tommasi, Zanetti C., Delvecchio; Totti, Vieri. El Camel fa il suo ingresso in questo mondiale, protetto da un centrocampo di assoluta qualità, che comunque (dichiarazione rilasciata a Carlo Paris negli spogliatoi, N.d.R.) non è quello che il Trap aveva in mente a causa dell’opposizione della FIFA alla naturalizzazione dell’amato Tofting.

Del Piero e Inzaghi restano in panchina ed, insieme ad un pimpante Materazzi, paiono scherzare allegramente con dei pupazzetti di artigianato locale. In nottata un video amatoriale mostrerà come, in realtà, si trattasse di una rappresentazione woodoo di un commissario tecnico italiano attualmente in carica.

La Corea schiera un 10-10-10, simbolo di mobilità, dal profumo di Ginseng e con un vistoso sponsor Duracell. I nomi sono i soliti, ormai entrati nell’immaginario collettivo: in porta il formidabile Pahr-Ot-Utt; la difesa a tre con i mastini Tih-Rohm-Poo, Spahc-Ah-Oss, Tott-Seh-Imort; il centrocampo a cinque, molto tecnico, quasi quanto il nostro, Cahl-Osul-Afasc, Gatt-Uscor-Ean, Vogl-Lahtuac-Avigl, Int-Ehrn-Destr, Ahn-Jungh-Wahn (il cui significato del nome è avvolto nel mistero); infine le due punte, Cahn-Noh-Nier e Pak-Doo-Iik, riesumato per l’occasione con le sembianze di Van Nistelrooy.

Il primo quarto d’ora è di puro studio: Gattuso affronta tematiche aristoteliche lungo il cerchio di centrocampo, Totti prende lezioni private di Italiano da Ahn.

Finita la fase di studio, i Coreani, per non sapere né leggere né scrivere, cominciano a correre come forsennati. Il Trap è confuso. Ehi, un attimo… cosa avete capito? TUTTI i coreani corrono come forsennati. Il pubblico rotea su se stesso facendo apparire lo stadio come un immenso gorgo nel quale risucchiare le trame di gioco italiane. Questo fenomeno dura poco meno di 15 secondi. Il tempo di notare che le trame di gioco italiane risultano non pervenute.

La stanchezza per la tattica adottata dai coreani produce i suoi effetti. Rinvio di Buffon, imperioso stacco di testa a prolungare di Zanetti C. (che confrontato ai coreani è un gigante, per i giapponesi sarebbe un menhir), palla a Vieri che, solo davanti a Pahr-Ot-Utt, cicca il tiro abbastanza da metterlo all’angolino. Al 18° del primo tempo Italia in vantaggio: 1-0.

Pizzul, ancora sobrio, dice: “Bravi ragazzi, avanti così!“, Bulgarelli conclude: “Bravo, Cristian! Ha pescato un elefante da una scatola di fiammiferi“.

Al 28° scatta il forcing dei coreani. Il dentista coreano travestito da Van Nistelrooy spaventa Buffon. Sosteneva di non conoscerlo nonostante risultasse avessero fatto insieme la quinta elementare. Il più alto traguardo scolastico di Buffon, finora ritenuto autentico, pareva non avere basi solide. Il colpo è pesante. Irrompe in area Cahn-Noh-Nier e insacca a porta vuota, mentre Gigione parla al telefonino con Recoba per avere consigli utili. E’ 1-1.

Bulgarelli commenta lapidario: “Quando alla vita chiedi troppo, alla fine i topi muoiono“. Come dargli torto?

Fino alla fine del primo tempo succede poco altro. Uniche note da ricordare sono: 1) l’intervento di Blatter a proporre l’inversione totale del campo al 45° di ogni partita dei mondiali: Erba bianca e righe verdi. I giapponesi, in videoconferenza, sostengono solerti: “sarà fatto nei prossimi 22 secondi“. 2) L’international board, dopo il primo tempo, propone a France Football di assegnare già a fine Giugno il pallone d’oro a Marco Delvecchio.

All’inizio del secondo tempo, grossa novità. Fuori Del Piero, mai entrato, dentro Inzaghi. Il Trap sbalordisce il mondo, con una sostituzione che sarà il prossimo enigma della scienza per il ventunesimo secolo. A fine partita dichiarerà: “Volevo confondere l’avversario“.

I coreani non ci capiscono più nulla e tentano di coprirsi. Si arroccano in difesa, spaventati dalle mosse del Trap (che di lì in poi oscureranno alla TV, proprio come fa la TV iraniana con le donnine nude sugli spalti, giustificandosi dicendo che in qualche modo devono proteggere il futuro dei loro bambini). Dopo soli 3 minuti di arroccamento coreano, l’Italia sfonda di nuovo. Con un gran goal da fuori area di Marco DelVecchio, che ipoteca così anche il pallone d’oro del 2003. In tribuna stampa irrompe Florentino Perez, che offre Raul, Morientes e metà Roberto Carlos per averne la comproprietà con diritto di riscatto. Sensi, ovviamente, nicchia. E’ 2-1. Bulgarelli commenta: “Quando un giocatore è così in forma, ogni tiro è una ciambella ripiena!

La partita, nel primo quarto d’ora del secondo tempo, si rende infuocata. Al 17° della ripresa i pompieri coreani riescono a spegnere le fiamme dalla zazzera di Tommasi. Al 21° il pubblico richiama a gran voce l’ingresso dell’idolo di casa: il temibile Fahc-Oquatt-Rohgol. Al suo ingresso, al posto dell’anonimo Int-Ehrn-Destr, giocatore che tiene bene la posizione ma nulla più, il pubblico comincia nuovamente ad agitarsi. La struttura dello stadio traballa e i giocatori in campo ne risentono.

Il Trap studia la contromossa. Guarda la panchina, si illumina in volto, si avvicina a Carlo Paris e gli dice sottovoce: “La miglior difesa è l’attacco“. Sostituzioni per l’Italia. Fuori Totti e Vieri, dentro Abbiati e Toldo.

La difesa azzurra si schiera, da destra a sinistra, con: Zambrotta, Panucci, Tommasi, Di Biagio (dietro al palo, fa casino anche lui), Abbiati, Gattuso, Nesta, Toldo, Zanetti C. Maldini. Per il resto, Buffon in porta e DelVecchio, fresco di FIFA World Player, quinquennio 2002-2005, a dettare legge in mezzo al campo. Bulgarelli commenta lapidario: “Il calcio è così. Come le pappardelle…“. In sottofondo alla voce di Bulgarelli, e non è la prima volta, si sente rumore di liquido alcolico versato in un bicchiere.

Con queste premesse, la partita tende un po’ a bloccarsi a ridosso della nostra area di rigore. Nonostante tutto i coreani trovano qualche difficoltà a sfondare il muro, anche perché 5 dei loro uomini sono costantemente impegnati in marcatura a uomo su DelVecchio, con altri due pronti a scalare.

La partita si sveglia solo in occasione del 3-1 azzurro, all’89° frutto di una stupenda azione di Inzaghi nel tunnel spogliatoi, dove ha giocato da solo, sfiancandosi, per tutti i 45 minuti della ripresa. La FIFA ha omologato il goal, nonostante non ci siano né immagini televisive a documentarlo né, in quel luogo, sia presente una porta. Per di più, Inzaghi ha continuamente reclamato tre calci di rigore per interventi fallosi delle pareti. Stavolta è Pizzul a commentare, con una sola lapidaria parola: “Ubriacante…”.

Dopo 3 minuti di recupero, 2 minuti di riscoperta di se stessi e qualche secondo di meditazione ascetica, l’arbitro delle isole Vanuatu fischia la fine dell’incontro.

Grande vittoria degli azzurri. L’esperimento dei guardalinee incatenati ha avuto un esito totalmente positivo.

Prima di far partire i caroselli per le strade, Bulgarelli commenta: “Siamo giunti ai quarti di finale, speriamo di non fermarci qui“. Pizzul, suo compagno di mille avventure, ciucco fino alle ginocchia, lo fa internare per aver detto una frase senza senso.


(L’articolo fu scritto due giorni prima della partita. il resto, è – amara – storia e il destino, sotto forma di Byron Moreno, ha ampiamente superato la fantasia)

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