22/06/2002 – Quattro giorni dopo…

Ideale prosieguo del primo articolo della sezione sportiva del blog, Italia – Corea al quale vi rimando, anche questo è un pezzo datato 2002 e pubblicato sul quotidiano La Sicilia il 22/06/2002, la mattina della partita in cui si immagina come possa andare a finire il quarto di finale dei simpatici coreani con la Spagna. A ben vedere, forse, c’è appena appena un filo di risentimento per come è andata la partita dell’Italia quattro giorni prima.

Domani pubblicherò qualcosa di meno lontano nel tempo, nel frattempo vi ricordo che è già online sul blog il primo capitolo di Redeyes, per il quale vi chiedo ancora una volta un riscontro nel caso lo leggiate per intero. 


Gwangju, World Cup Stadium, ore 15.30 locali del 22 Giugno 2002.

Si gioca l’atteso quarto di finale fra la Spagna e i padroni di casa della Corea del Sud. L’arbitro del Belize Soon-Cor-Ean, originario di un paese asiatico, fischia l’inizio del match.

Dopo 22 secondi una mosca si poggia sulla spalla di Hierro, che, infastidito, la caccia via in malo modo. L’arbitro vede il tutto e fischia irremovibile: è rigore per la Corea e conseguente espulsione del giocatore, reo di aver arrecato offesa al patrimonio faunistico nazionale.

Il pubblico esulta in segno di approvazione, mostrando dei cartelloni bianchi con la goliardica scritta “Burn Spain, Burn!“. Hierro viene immediatamente rispedito in patria, poiché in terra coreana il concetto di espulsione ha valenza pluridisciplinare. Sul World Cup Dischetto del Rigore viene messo il World Cup Pallone (si, nell’ultimo anno quasi ogni cosa in Corea è stata battezzata con il prefisso World Cup), il tiro è affidato al solito amatissimo Ahn. Parte il giocatore coreano, calcia la palla e… Fantastica parata di Casillas che si tuffa alla sua sinistra e devia il pallone in calcio d’angolo.

Il pubblico coreano mormora. L’arbitro fischia. Si deve ripetere il rigore? No, viene assegnato il goal alla Corea. In campo si scatena il putiferio, tutti gli spagnoli contestano furiosamente la decisione arbitrale. Vengono espulsi, in ordine alfabetico, Baraja, De Pedro (quest’ultimo perché ha la casacca al di fuori dei pantaloncini) e Natalia Estrada (in tribuna d’onore a presentare il solito programma indispensabile per la nostra formazione come uomini del terzo millennio). Spagna in nove uomini.

L’arbitro si convince a consultare il guardalinee. Ora, voglio farvi capire: sta consultando un guardalinee… mica un povero idiota con una bandierina in mano raccolto nei bassifondi di Seul… un guardalinee dei mondiali di calcio! (Perché ridete?). I giocatori spagnoli vengono allontanati dai loro colleghi coreani, che comunque appaiono, fino a quel momento, comprensibilmente scontenti della direzione arbitrale, infatti continuano sportivamente, con la classe e disinvoltura che loro compete, ad indicare i giocatori spagnoli da espellere per aver osato respirare la loro aria.

Finisce il consulto, l’arbitro corre verso il centro del campo. E’ goal. Anzi no, clamoroso: nel World Cup Tabellone Luminoso appare un secco 2-0. La Corea è quindi, dopo un minuto e mezzo, in vantaggio di due reti e due uomini. La mascotte del popolo coreano, un noto arbitro ecuadoregno tapiriforme, si disseta, allegro, in tribuna circondato da bellezze locali; pare approvare l’operato del suo collega.

Ricomincia il match. Palla a centrocampo. Gli otto spagnoli rimasti in campo cercano di continuare a giocare in qualche modo. Luis Enrique affonda sulla sinistra, supera un coreano, ne supera un altro e viene atterrato poco prima di crossare dal fondo. L’arbitro lo ammonisce per simulazione. Il replay evidenzia invece uno sgambetto netto del guardalinee. Le immagini che scorrono nel World Cup Tabellone, vengono coperte al momento dell’intervento da un documentario sulla guerra civile spagnola, con in sovrimpressione la scritta “Again“.

Per protestare entra in campo Camacho e qui i baluardi della difesa coreana, i due signori con le bandierine e quello che cammina con il fischietto, effettivamente sbandano, un po’ storditi dalla vista della quantità di sudore sgorgata dalle ascelle del mister spagnolo (l'”Eau de Camachò“). Il difensore coreano incaricato della punizione sbaglia tutto e calcia il pallone verso la propria porta. Irrompe Morientes ed è goal. Gli spagnoli esultano e ricevono un paio di cartellini gialli (fra gli altri, Puyol ne riceve uno perché porta i capelli troppo lunghi) i cui destinatari sono stati estratti a sorte dall’arbitro Moreno con una piccola cerimonia. L’arbitro sul campo, intanto, ridacchia in maniera sospetta: pochi secondi dopo nel solito WC Tabellone (WC= World Cup. Perché dovete sempre pensare male?) appare l’aggiornamento del punteggio: Corea 2 – Spagna 0,5.

Il quarto uomo, impegnato durante i 90 minuti in tribuna a rompere le scatole a tutti coloro avessero origini italiane, interrogato a fine partita sul diverso valore dei goal delle due squadre risponde sicuro, in perfetto coreano (Tutti gli arbitri devono saper parlare il coreano, non lo sapevate? E’ una direttiva FIFA di quest’anno): “Che c’è di strano? Dipende dalla differenza di fuso orario“.

Intanto il gradito ospite ecuadoregno, lassù nella World Cup Tribuna, parlotta con Blatter. Interpretando il labiale, anche questo in coreano fluente, si capisce in maniera distinta: “1966, again“. Ed entrambi a sganasciarsi dal ridere!

Il primo tempo si trascina stancamente fino al 35°, quando Juanfran passa il pallone all’indietro a Nadal per alleggerire la pressione. Nuovo fischio dell’arbitro. Nuovo calcio di rigore. Sul dischetto va nuovamente Ahn. Stavolta segna con un piattone destro, con Casillas legato al palo da un reparto speciale dell’esercito coreano. Nel WC tabellone appare, come da regolamento, il solito 4-0,5 ed il pubblico coreano esulta. Gli spagnoli accettano compassati e si schierano per riprendere il gioco da centrocampo. Si, lo so… non vi ho detto perché è stato assegnato il rigore, ma è realmente un problema? L’importante è che la Corea vinca divertendosi. Del resto era già mezz’ora che la Corea non segnava, un intervallo di tempo improponibilmente lungo.

Arriva l’intervallo. I coreani sfoggiano in curva una nuova simpatica scritta con i cartoncini (Diamine, quanto è simpatico il popolo coreano!): “Die, Spain, DIE!“. Applausi scroscianti dal resto dello stadio. Blatter abbandona per un attimo i suoi ospiti per un breve colloquio telefonico con Carraro. Alcuni testimoni riportano che il colloquio sia stato piuttosto breve. Più o meno si è svolto così. “Pronto, Sepp? Sono Franco Carraro.” Al che Blatter si rende conto di chi sia il suo interlocutore e della potenza della federazione da cui provenga e risponde: “Italia? Prrrrrr!“. Durata totale della telefonata: 5 secondi (pernacchione compreso). Quanto basta per porre delle basi solide sul nostro cammino verso Germania 2006.

Finito l’intervallo, l’arbitro del Belize, che in segno di ospitalità ha indossato una maglietta della squadra di casa, con la scritta “I love Korea” dietro al posto del numero, entra in campo e ci regala il triplice fischio. La Corea è in semifinale, proiettata verso la storia. Un popolo intero si riversa nelle piazze a rendere omaggio ai propri eroi.

Per la cronaca, viene rilasciato un comunicato in cui si dichiara che l’intera delegazione spagnola, squadra, tecnici e dirigenti, ha deciso di non rientrare in campo nel secondo tempo perché intrappolata all’interno dello World Cup Spogliatoio, chiuso dall’esterno con doppia mandata. La delegazione, continua la nota FIFA, verrà rilasciata entro le successive sei settimane, nelle quali si sarà provveduto, comunque, al loro sostentamento.

La Spagna intera, terra di flamenco e tortillas, di Blaugrana e Merengues, sentitamente ringrazia. La Germania, prossima avversaria, terra di Wurstel e Crauti, di Bayern e Borussia, sentitamente si tocca.


Come sarà poi andata la partita? leggiamo da “Wikipedia”.

«La Corea vince ai rigori una partita viziata anche stavolta da errori arbitrali, forse ancora più vistosi di quelli visti contro l’Italia e conquista la prima semifinale mondiale di un paese asiatico. I coreani festeggiano e si abbracciano mentre gli spagnoli, traditi da un errore dal dischetto di Joaquìn, il suo giocatore migliore nel corso della partita, accerchiano la terna arbitrale. Durante l’incontro infatti, gli spagnoli recriminano per due gol regolari annullati, uno nei tempi regolamentari e uno nei tempi supplementari. Questi errori trovarono ampio spazio nella stampa iberica: AS titolerà in prima pagina ¡ROBO! (“Rapina!”) e, più in basso inizierà l’articolo con, Italia tenía razón (“L’Italia aveva ragione”) mentre Mundo Deportivo sulla stessa linea scrive Manos arriba (“Mani in alto”), smontando tutte le decisioni controverse di El Gandour»

Le scelte editoriali della redazione del giornale fecero ridurre lo spazio riguardante il mondiale e uno dei primi spazi ad essere tagliati fu – giustamente –  proprio il mio. Mi sentii come 8 anni prima Baggio ad USA 1994 contro la Norvegia. Ma… è andata così. La stima rimase ed ebbi altre occasioni in futuro.

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