Lettera di una madre disperata a Tata Lucia…

(Finalmente un altro inedito: scritto per gioco circa un anno fa in una sera d’estate, dopo un pomeriggio con sei bambini rigorosamente under 10 in giro per casa)


Cara Tata Lucia,

Sono Priscilla ed ho un piccolo problema con i miei quattro figli, i loro quattro amichetti del cuore e le rispettive mamme, per cui ho tanto tanto bisogno del tuo aiuto, della tua saggezza e della tua infinita lungimiranza.

La mia figlia maggiore si chiama come te, Lucia, ha 13 anni e da quando ha visto per la prima volta il tuo bellissimo programma, si è convinta di essere te. Gira per casa in silenzio, scuotendo la testa continuamente e scrivendo appunti. I primi giorni era una cosa simpatica, dopo il terzo mese la cosa è diventata un po’ pesante da sopportare, da quando mi ha accusata di avere un “deficit emozionale che inficia gravemente lo sviluppo della sua autostima e la linearità del suo percorso di crescita“, solamente per aver dimenticato di chiudere il cassetto delle posate dopo aver lavato i piatti.

Ascolta, Lucia, credo ti abbia preso troppo sul serio: la settimana scorsa al centro commerciale ha comprato delle scarpe bianche da signora di mezza età che non ha più tolto, e mentre ti scrivo questa mail, sta parlando al telefono con sua nonna, consigliandole di lasciare in disparte lo zio Giacomo, 46 anni, finché non avrà smaltito la sua rabbia per essere l’unico dei figli escluso dall’eredità. Le ha appena spiegato che non appena avrà finito il capriccio, tornerà da lei a cercare affetto.

La voglio tanto bene, ma mi crea problemi anche nella gestione della settimana. Da lunedì a mercoledì in casa non parla, si esprime solo tramite appunti, il giovedì si mette ad appendere cartelli in casa e fino alla domenica non fa altro che organizzare riunioni di famiglia in cui mortificare chiunque gli capiti a tiro, gatti e cani compresi, con le sue filippiche sulla necessità di interpretare gli episodi negativi come richieste di attenzione.

Lucia ha una migliore amica che, neanche a farlo apposta, si chiama Adriana, come la tua collega, ed è figlia unica, cosa che l’ha portata ad un legame simbiotico con mia figlia. Oggi è tornata da scuola con lei e fra poco faranno i compiti insieme. Come ieri, come l’altro ieri ed ogni giorno che io mi ricordi. Anche lei agisce da tata: stessi comportamenti ma in una versione più punk-rock: il suo strumento preferito è un Tablet che porta sempre con se su cui fa vedere video di uomini che non hanno seguito le regole da bambini e adesso si trovano nelle carceri o ai bordi della strada dimenticati da tutto e tutti.

Il mio secondogenito è Matteo, un bel ragazzino riccioluto di 10 anni. Lui, senza offesa, fortunatamente non sogna di essere una Tata. Ma non so se è andata meglio. Ha sviluppato una preoccupante passione verso Gerry Scotti e si esprime, sempre dandomi del “lei”, esclusivamente attraverso interrogativi. Se gli dico di andare a lavarsi le mani, mi risponde: “Lo scorrimento dell’acqua nell’emisfero settentrionale è orario o antiorario?“, quando gli ricordo di venire a tavola, lui prontamente: “La leggendaria tavola rotonda di Artù, era realmente rotonda?” o, infine, se lo avviso che è ora di andare a letto: “Madre, potrebbe darmi un bacino della buonanotte? Lo accendiamo?”

Anche Matteo ha un amico del cuore, che però è suddiviso in tre unità: i tre gemellini della vicina di casa. Si chiamano Luca, Giovanni e Marco, hanno 9 anni e sono assolutamente identici. Da quando hanno scoperto che insieme a mio figlio hanno i nomi dei quattro evangelisti, il programma del pomeriggio è sempre lo stesso: Mio figlio li interroga e lo rispondono a memoria citando rispettive parti del loro vangelo, spesso costringendo me ad indovinare il loro nome sulla base del testo citato. Dalle 3 alle 5 ore al giorno, ogni giorno, capisci, tata Lucia, che non ce la faccio più.

Adriana e i gemellini sono figli, rispettivamente, di Concetta e Assunta, due sorelle originarie della Valtellina, entrambe divorziate, che fanno dell’estrema vitalità una ragione di vita. La prima è la mia migliore amica da quando eravamo bambine; sempre elegante, truccata e fresca di parrucchiere – professionista che io non vedo dal 2011, dal matrimonio riparatore di zia Peppina, 63 anni suonati ma tanta carica in corpo -, viene a prendere Adriana al rientro dal lavoro, ogni giorno verso le sette e mezza, per poi con una scusa chiedere cosa c’è per cena, aprire la borsa e tirar fuori le pantofole mettendosi comoda. La seconda, invece, si fa vedere il meno possibile, infatti i gemellini dopo cena vanno a casa da soli, ma quelle sparute volte che si fa vedere in casa mia, si esibisce in una piazzata rivolgendo a tutti ingiurie sempre nuove e fervidamente fantasiose, ovviamente senza alcun apparente motivo reale. Mia figlia Lucia sostiene che il suo comportamento derivi dal fatto che, da piccola, sua mamma la aiutava sempre a fare i compiti e la imboccava a tavola; così ha sviluppato una insicurezza che esterna dalla post-adolescenza attraverso la violenza verbale.

Il piccolo di casa è DiegoMilito, ha 5 anni, si chiama così perché fu concepito, in un impeto di esultanza fra il primo ed il secondo tempo, la notte in cui l’Inter vinse la Champions e il calciatore omonimo fece due gol. Lo so, non si metta a ridere, ovvio che non ero d’accordo. Mio marito lo registrò così all’anagrafe a mia insaputa e dopo questo episodio non ci parlammo per quasi sei mesi. Ironia della sorte, una volta andato all’asilo sembra essere diventato juventino e questo ha scatenato in casa una guerra continua. Tendenzialmente Diego, lo chiamo così per non dover imbufalirmi ogni giorno della mia vita, patisce le stravaganze dei fratelli e tende a chiudersi nella sua stanza per l’intera giornata, prediligendo di giocare con le riproduzioni degli arnesi del papà… pinze, forbici, coltelli e una piccola pressa idraulica funzionante. Il problema è che le maestre dell’asilo mi hanno chiamato per segnalare che il piccolo tende a disegnare nel tempo libero cieli azzurri, alberi, prati… e sei figure umane sottoterra che somigliano tanto ai fratelli e ai loro amici. Secondo lei devo preoccuparmi? Può covare qualche risentimento latente?

Infine, cara tata, lo so che ho parlato di quattro figli. In realtà il quarto sarebbe mio marito Umberto. E’ evidente che cerca di stare fuori casa il più possibile, non bastassero i due lavori e gli hobby come calcetto, tennis, briscola alla pro loco, Risiko con i vecchi compagni di scuola, corsi di aggiornamento sulle implicazioni etiche dell’arrocco negli scacchi…, ieri si è anche iscritto ad un corso quotidiano di decoupage agonistico, dalle 23.00 alle 00.30, occupando l’ultimo orario rimastogli libero.

Lo vedo, ormai, nei suoi occhi il terrore che vive quando è in casa: teme che le tatine lo riprendano nel suo modo di essere genitore, che gli evangelisti lo interroghino, che DiegoMilito gli ricordi i quattro scudetti di fila e che Assunta lo assalga fisicamente senza motivo. Fortunatamente va un po’ più d’accordo con me e con Concetta. Forse con lei anche un po’ troppo. Come posso fare per coinvolgerlo maggiormente nella vita della casa?

Cara tata, questa è la mia situazione attuale, ed inizio ad avere qualche piccolo problema a gestire il tutto. Sono sicura che con la sua autorevole presenza al mio fianco, riuscirò nell’arco di una sola settimana a riportare la mia famiglia nella normalità.

Con affetto ed immensa stima,

Priscilla.


Gentilissima Priscilla, 

le scrivo carica di ammirazione per il suo risultato ragguardevole, trovare il tempo di scrivere tutte queste righe di testo nel girone infernale in cui vive è già segno di grande valore.

Come ben saprà il programma ha chiuso i battenti qualche anno fa, per cui non posso fornirle l’aiuto da lei chiesto nella consueta forma. Mi sento tuttavia di darle qualche consiglio.

Riguardo la sua figlia maggiore Lucia. La incateni al letto con decisione e senza esitazioni e la tenga lì fino alla maggiore età. Badi, lo faccia senza esitare: i bambini devono sapere che il genitore ha una sola parola e non torna indietro. Lei non è un’amica di sua figlia, ma la madre e pertanto deve insegnargli il modo in cui comportarsi e, in questo particolare caso, che non è bello scimmiottare un personaggio pubblico, quanto piuttosto costruire passo dopo passo la propria personale ed univoca identità. Se vuole può incatenare nel medesimo ambiente anche l’amica Arianna per impedire che l’isolamento prolungato frapponga ostacoli allo sviluppo della socialità.

Quanto a Matteo, per lui vale la tattica del silenzio. Ignorate le domande al pari dei capricci e, presto si chiuderà in un mutismo selettivo, rigettando ogni forma di dialogo che preveda la formulazione di domande. Certo, il ragazzo avrà gravi problemi a scuola e nelle relazioni sociali, ma quanto meno l’intera famiglia non vivrà in un eterno preserale di Canale 5. In un sol colpo si libererà anche dei gemellini e della loro rumorosa madre, per la quale consiglio, inoltre, una vigorosa vagonata di contro-insulti che sicuramente non le verrà difficile trovare dopo tutti questi anni.

DiegoMilito mi sta sullo stomaco già solo per il nome, perché io sono del Milan e quell’altra squadra serve solo a riempire lo stadio quando noi siamo in trasferta. Ad ogni modo, è ancora piccolo, non si preoccupi dei disegni, a volte le maestre sono un po’ troppo ansiose, e lasci sfogare la sua creatività, ovunque lo porti. Dovesse andar male, qualche anno di riformatorio a volte è necessario per un corretto sviluppo psicofisico della persona, in particolare nella giusta comprensione della dicotomia fra il bene e il male.

Quanto alla sua amica Concetta, con la quale avrete sicuramente contatti in futuro se deciderà di mantenere presso casa sua il domicilio della figlia Adriana, si accerti che questi siano principalmente fra voi due e non fra la signora e suo marito. Di sicuro non deve più ospitarla a cena o, se proprio deve, si faccia portare ogni sera la cena dall’esterno. Ne conseguirà vantaggi in termini di tempo libero, di minori spese e vedrà che, con il passare dei giorni, si diraderanno le visite.

Suo marito, invece, lo coccoli con tutto il suo amore e vedrà che con tutti questi accorgimenti che le ho suggerito tornerà ad essere l’angelo del focolare che ricordava un tempo. Se, invece, desidera punirlo ancora per il nome del terzogenito – se lo meriterebbe, si fidi -, non gli dica nulla e ne approfitti per rilassarsi e vivere in serenità, se lo merita davvero.

A presto, 

Tata LuciLLa*

*in realtà sono Pietrone, operatore del centralino cui arrivano queste mail. Declino ogni responsabilità nel caso non capisca il tono ironico della mia risposta.

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