48 ore senza smartphone: timeline di una crisi di astinenza

Premessa doverosa: da quando un anno e mezzo fa ho preso contro ogni logica il mio primo smartphone “serio”, questo ha avuto due incidenti di una certa rilevanza.

Crash n.1: Sabato 01/11/2014, giorno della commemorazione dei defunti, ore 16:38, cimitero di Viagrande. Frantumazione del vetro dello smartphone a seguito di caduta successiva a esultanza – forzatamente composta viste le circostanze – dopo il gol fantacalcisticamente provvidenziale del pupillo Josè Maria Callejon.

Iter di riparazione n.1 Lunedì. Doccia fredda al centro autorizzato: la sostituzione del vetro non può avvenire senza l’intera sostituzione del blocco “touch“. Preventivo 195 euro e perentorio “Stìca!” di ordinanza. Martedì: Ricerca di soggetti alternativi che possano sostituire esclusivamente il vetro. Provo nelle vicinanze, finendo a vagare per le campagne intorno Santa Venerina, dove all’indirizzo indicato sul sito internet di un sedicente centro specializzato, trovo una casa rurale diroccata, un grande vigneto e un bovino isolato che mi guarda perplesso attraverso il cancello, sollevando un solo sopracciglio come Ancelotti dopo una pesante sconfitta. Mercoledì: Serve andare nella City ed infatti a Catania trovo finalmente il giusto laboratorio che nel giro di 12 ore mi restituisce il gingillo funzionante. 60 Euro, tutto a posto, la vita continua.

Crash n.2: 02/08/2015, ore 08.33, Volo di cm 4 dallo svuotatasche al piano cottura della cucina. Impatto risibile, ma effetto deleterio: un ventaglio di crepe che neanche lo avessi preso a picconate.

Iter di riparazione n.2. Dopo una prima fase passiva durata qualche mese ed approfittando del periodo favorevole (la sosta di campionato: un giorno, donne, capirete perché è universalmente considerato periodo favorevole. Non mi dite che non vi siete mai accorte che vostro marito vi porta fuori da anni a fare gite fuori porta proprio ogni prima domenica di settembre?) decido di portarlo in assistenza, nello stesso posto, l’8 Ottobre alle 10.00 del mattino. Il telefono tornerà a casa esattamente 48 ore dopo. Ed è proprio di queste due lunghissime giornate che oggi vorrei parlarvi.

LA TIMELINE

Prime 2 ore Dopo La Separazione (D.L.S.): Fase del brivido di libertà. Nessuno può chiedermi dove sono, cosa sto facendo, come impiego il mio tempo. Improvvisamente mi ritrovo come a 15 anni, quando uscivo in bici alle 3 del pomeriggio d’estate e tornavo la sera, distrutto ma felice. Cosa inconcepibile per un genitore di oggi, me compreso, che non mi farei scrupoli ad installare nottetempo nei miei figli un tracker GPS sottocutaneo (ok, lo so, è una esagerazione) (forse).

Dalle 14 alle 15 (4 – 5 D.L.S.): Fase dell’ignoranza. Un mio caro amico compie 40 anni. Vorrei contattarlo, ma non ricordo il numero. Già, non conosco il suo numero, non l’ho mai letto, grazie alla solita frase “Fammi uno squillo, così lo registro in rubrica”. Ho praticamente vissuto a casa sua per 10 anni buoni e oggi non so come contattarlo. Come fare? Chiamo, dal telefono di casa, la casa dei suoi genitori: quel numero lo facevo decine di volte a settimana e lo ricordo ancora, come tutti i numeri che facevo spesso prima dell’avvento del mobile. Ma il passo è breve per pensieri ancora più cupi. Conosco quello di mia moglie? Si, ma quello di mia madre? No. Mio padre? No. Mia sorella? No. Il mio migliore amico? No. Quel piccolo oggetto in assistenza è la porta per il mio mondo… e io sono chiuso fuori.

Dalle 15 alle 20 ( 5 – 10 D.L.S.): Fase di isolamento. Il mondo va avanti e io non sono al passo. Non so cosa succede in tempo reale, non so di cosa parlano i miei amici su whatsapp, non posso consultare in qualunque momento che tempo farà fra 12 giorni in tutto il mondo, non se la partita della sera è stata rinviata o annullata… non so niente. Gli altri sanno tutto, io niente. E sono solo…

Dalle 20 alle 24 ( 10 – 14 D.L.S.): Fase della riscoperta familiare. Parlo con mia moglie, ascolto i miei figli guardandoli negli occhi ed apprezzando anche le loro più piccole smorfie, senza tenere nulla in mano o distrarmi al trillo dei messaggi. Metto i bambini a letto senza guardare furtivamente una partita su SkyGo fra le pieghe della coperta; guardo una serie TV (The Whispers, su Fox – magari più avanti ci scappa un recensione) senza distrarmi durante i dialoghi per riempire di input ogni attimo del mio tempo; vado a letto riesumando la sveglia elettronica che odiavo da ragazzo; guardo, infine, mia moglie che da la buonanotte alle sue chat, senza provare particolari invidie tecnologiche. Purtroppo devo ammettere che qualche peccatuccio in questa serata idilliaca c’è stato: 1) si, ho ceduto un po’ chiedendole news dalle chat in comune; 2) si, le ho chiesto diverse volte di mandare messaggi per interposta persona; 3) si, ho inviato messaggi di dubbia urgenza attraverso il messenger di Facebook.

Dalle 24 alle 07 (14 – 21 D.L.S.): Fase del sonno tormentato. Il sogno non può che essere a tema: il mio telefono è stato hackerato, nonostante abbia diligentemente disattivato ogni forma di account e riferimenti a fatti, persone e conti in banca. Nella fattispecie il mariuolo onirico ha: 1) inviato foto dal contenuto equivoco ai miei suoceri, scatenando uno scandalo familiare. 2) risposto volontariamente in modo errato agli studenti che mi chiedevano delucidazioni sull’account facebook dedicato 3) fatto outing dichiarando una mi convinta omosessualità attraverso l’account di facebook principale e successivamente in questo blog, inserendo una mia foto da reginetta del Carnevale di Rio (dove purtroppo non sono mai stato realmente).

Dalle 07 alle 09 (21 – 23 D.L.S): Fase della testa alta. Le mie vertebre cervicali ringraziano: il mondo sembra diverso senza tenere la testa sempre china sul display. Accompagnando i ragazzi a scuola, incontro e saluto gente (ovviamente quelli che non hanno a loro volta lo sguardo fisso sullo smartphone), mi accorgo che esistono le cime degli alberi, il sole e un cielo meraviglioso. Nota dolente, metto un po’ troppo spesso le mani in tasca come se volessi prendere qualcosa che non c’è: piccoli segnali che la dipendenza esiste, è reale, ma forse si può combattere.

Dalle 09 alle 13 (23 – 27 D.L.S.): Fase della consapevolezza inversa. Il momento più cupo. In una decina di situazioni diverse, quasi tutte per motivi di lavoro, ho bisogno di ciò che mi può fornire il cellulare. Appuntamenti da invertire, studenti da accontentare, ricerche da effettuare, files da inviare. Senza un computer accanto nel momento del bisogno, – che incredibilmente quel giorno al lavoro non era disponibile, per la prima volta negli ultimi due anni (legge di Murphy che si manifesta brillante come il dio Sole sul suo cocchio dorato)  -, ottengo ulteriori conferme sull’indispensabilità dello smartphone nel 2015.

Dalle 13 alle 15 (27 – 29 D.L.S.): Fase dell’incazzatura viscerale. Una parola a volte basta ad esprimere concetti basilari…così, chiamando al centro assistenza, mi ritrovo ad inglobare in essa una pluralità di concetti (e di altre parole): “cosacavolovuoldirechenonèprontomadevoaspettaredomanimattinamastiamoscherzando?”. I buoni propositi, la gioia della testa alta del mattino e della riscoperta familiare della sera prima finiscono chiusi in cantina, destino che accomuna chiunque durante il pranzo osi rivolgermi la parola.

Dalle 15 alle 20 (29 – 34 D.L.S.): Fase dell’amara rassegnazione. Mi sento come se una macchina del tempo avesse trasportato solo me negli anni ’90, lasciando che il mondo intero intorno a me continuasse a vivere la vita di venti anni dopo. Smetto di lottare e lascio che la corrente del tempo mi trasporti lungo le vicissitudini della giornata, senza né rammaricarmi per l’isolamento, né gioire per i vantaggi della vita da “disconnesso”, like a Candle in the wind, anzi, nel mio caso specifico, like a Candle in the Vodafone.

Dalle 20 alle 23 (34 – 37 D.L.S.): Fase dello sborone. Si va fuori con amici, organizzazione della serata volontariamente delegata alle componenti femminili. Ignoro il cartello “Free Wi-Fi”, all’ingresso, messo SICURAMENTE lì apposta per prendermi in giro. A metà serata mi prodigo in una “honesta dissimulatio” dei vantaggi della vita da disconnesso, incensando quanto fosse bella la vita precedentemente all’avvento della telefonia mobile. Ma il gioco dura poco e ascoltandomi parlare del mio mondo sottosopra, come se fossi un alieno rapito dai terrestri, palesemente non mi crede nessuno. Finché la gentile signora del mio commensale non conclude con innata dolcezza: “Alfrè… dovresti andare in comunità. Se non è crisi di astinenza questa…

Dalle 23 alle 02 (37 – 40 D.L.S.): Fase della riflessione intima. Con gli occhi sgranati dell’Allocco di Lapponia, dedico la prima parte della notte a qualche pensiero più articolato. Pur consapevole che di fronte ai problemi davvero gravi che affliggono la nostra vita e il nostro mondo, risulta evidente che la mia privazione temporanea è una sciocchezza, devo ammettere che è innegabile al giorno d’oggi la necessità per molti noi di avere con sé questo piccolo computer travestito da telefono, sia per lavoro che per le relazioni sociali che inevitabilmente viaggiano attraverso di esso. Certo, va usato con moderazione e nel giusto modo. Si può vivere tranquillamente senza essere avvisato in tempo reale della variazione dei risultati della serie B croata, scegliendo dove andare la sera senza prima consultare le opinioni su tripadvisor (soprattutto se si va nello stesso posto ogni sabato da quindici anni), si può parlare con la gente senza sbirciare il display, ecc ecc.

Dalle 02 alle 08 (40 – 46 D.L.S.): Fase del sonno riparatore. Ovvero del sogno che rimette a posto i casini della notte precedente. La ritrovata serenità mi permette di 1) spiegare ai miei suoceri che il tizio delle foto non ero io con la loro dolce figliola, ma un artistico dipinto fotorealistico di un pittore sudcoreano specializzato nella riproduzione di scene cruente della vita di coppia che volevo sottoporre al loro insindacabile giudizio; 2) confessare agli studenti che era solo un accademico esercizio di stile per far comprendere loro che in matematica bisogna stare sempre all’erta e verificare puntualmente ogni informazione; 3) completare l’outing raggiungendo a voce tutti coloro non avevano accesso a Facebook (evidentemente nel sogno doveva andare così, mica posso decidere tutto), mostrando con orgoglio la foto incriminata.

Dalle 08 alle 10 (46 – 48 D.L.S.): Fase della fine delle fasi. Dopo una serena colazione in famiglia, si torna giù a Catania, speranzosi di riprendere il telefono. Il meteo, consapevole dei tormenti delle notti precedenti, mi manda segnali contrastanti: sole e caldo fino al momento in cui trovo il posteggio giusto, diluvio universale venti secondi dopo aver chiuso la portiera dell’auto a duecento metri – senza possibilità di riparo – dal negozio. Entro bagnato fradicio e pochi minuti dopo ne esco con il mio giocattolino preferito nuovamente in tasca. Trovo il 59% di batteria disponibile per tutta la mattinata, dovrei farcela, del resto con 874 messaggi (in 19 conversazioni) su whatsapp da leggere, il tempo passerà in fretta. Si trattava purtroppo solo di un inganno temporaneo: un minuto dopo, però, la batteria si rivelò essere al 4% e dopo 3 ulteriori minuti di agonia con il display appena percettibile, si spegne. Mi scappano, contemporaneamente, un bel vaffa e una sincera risata.

Epilogo (48 – 120 D.L.S., oggi): Fase della NUOVA vita normale. Tutto come prima, ma con moderazione. Non devo per forza averlo vicino a tavola, non lo tengo continuamente sotto osservazione mentre cammino o guido, non cerco la recensione della cucina della zia, non devo controllare se ci sono stati accadimenti epocali nel mondo ogni 10 minuti. Ed ho scoperto una cosa inimmaginabile: in condizioni di uso ordinario, la batteria dura anche più di mezza giornata.

A.

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